Come dimostrare l’onestà della parola è stata da sempre una delle preoccupazioni più importanti dell’essere umano.
Ciò che non capisco è la resa. Quando migliaia di ore, di disfatte, di aggiustamenti di tiro non sono bastati alla perdita della speranza. Ma non per tutti è così. C’è chi per un soffio si perde d’animo. Per un’incomprensione, per un cambiamento da creare. Ma lo sapevamo già.
Ora posso capire il sentimento del rimpianto. Quando l’incubo diventa realtà. E viceversa. Quando, soprattutto, c’è chi agisce alle spalle pensando di farti un piacere. Pensando di salvarti la vita. Invece, te la annega.
Forse questo è uno dei paradossi della comunicazione. Che grande beffa. Per sette minuti di sfogo, ci si sente il diritto di scrutare e lasciarti affondare. Senza permesso.
Mettendoti in faccia verità camaleontiche, opache. Legna secca per il fuoco che divora l’anima.
E il paradosso si completa nella verità non ascoltata. Peggio. Nella verità non creduta.
Elégeo si era dimenticato cosa significasse non riuscire a dormire, divorato da immagini e pensieri. Immagini statiche, dinamiche, sovrapposte. Voci, suoni, canzoni, emozioni e sensazioni. Quando sei sdraiato e guardi il soffitto capita che, come uno zampillo di luce, ti si fiondi davanti agli occhi uno spicchio di ricordo dimenticato. Un’immagine dolce e assuefacente. Delicata. Accompagnata da una voce leggiadra e melodiosa.
Alcune parole perdono il loro significato. Esistono istanti in cui la mente si svuota completamente. E tu sei lì, solo.
Poi invece ripensi al giorno prima in cui tue parole simili erano prese per blasfemia! "Come fai a dire certe cose, la promessa era eterna! Io ci credo!"
Ma la verità è che la scelta autentica è sempre la più difficile da compiere. E i paladini della felicità non lasciano campo facilmente all’angoscia.
Forse Elégeo ancora sogna. Lui è un Principe.
È incredibilmente bello svegliarsi vicino a te.
Dolce tra tuoi capelli. Biondi.
[Aveva ragione, il regalo più bello sarebbe stare insieme]
Hanno respirato tra queste dita centinaia di anime. Letto.
Riletto.
Hanno ascoltato le melodie ipnotiche delle sirene.
Hanno assaporato la loro dolcezza infinita. Fino in fondo.
La musica ha accompagnato e rimescolato tutte le tonalità di emozione. Le parole si sono intrecciate annodate confuse. Hanno brillato la luce pura delle stelle. Sono esplose con esse. Si sono ricongiunte susseguite rincorse.
È stato il sogno dell’amore esploso in zampilli infuocati.
Come le farfalle. Che a seguirle si perdono gli occhi.
Succede talvolta che leggiamo alcune parole, scritte, in un certo momento della giornata che ci lasciano una certa sensazione dentro. Queste parole, come fosse un incantesimo, riescono a farci ripensare a tutti i momenti più belli che abbiamo vissuto con certe persone. Quelle che amiamo. Di quell’amore che è sempre vivo dentro di noi. Adesso, per me possiamo ascoltarle e pronunciarle. Come se fossero scritte appositamente per noi. Ora. Quell’amore senza tempo. L’amore delle emozioni forti profonde infinite. L’amore di bellezza e sentimento. Per me, è l’amore del sogno senza risveglio. Adesso, possiamo accorgerci di come sia la confusione a guidare le nostre idee. Di come le sensazioni si fanno intense. Di come l’amore si accende e si infiamma. Ora, per me l'amore come le farfalle. Questa è la vita.
Ti sarai accorto che nella vita a volte accade che non importa tutto ciò che hai intorno, importa il sogno e il sentimento. Spesso, il sentimento del ricordo rivissuto.
La maggior parte delle conversazioni che si hanno durante una giornata, sono ad un livello superficiale. Quello in cui “come stai? Quanto tempo che non ci vediamo”, raccoglie la risposta leggera e impotente.
Altre volte invece, molto di rado in verità, succede che si accede ad un livello conversazionale profondo. Un livello in cui si condivide molto più della parola in sè. Si condivide il sentimento e l’emozione. Questo tipo di conversazione, non è in genere solo verbale. Non è una chiacchierata di parole. Anzi e soprattutto si parla con emozioni. Si parla con il corpo e con il respiro, con il tono della voce e la musicalità della parola.
Ti ricorda niente?
Scrivere per ricordare è diverso da scrivere per non dimenticare.
Gli chiesero di parlare, quella sera. Di parlare dell’idea e del ricordo. L’idea lo rendeva frizzante. Il ricordo meno. Era inondato da immagini, come spesso accade. Immagini impreziosite di musiche melodiche e colori sfocati. In movimento. Un movimento aciclico, imperfetto.
Nel ricordo poteva chiaramente distinguere il lucente dall’opaco, il suono alto dal basso, la sensazione alla gola da quella allo stomaco. L’insieme di percezioni si faceva tanto più vero quanto più egli si concentrava nel definire il dettaglio e il particolare.
Lasciar fluttuare la mente nei cunicoli della logica ripercorsa, nei sentieri battuti, nei mari esplorati, era dolcemente seducente. Doveva certo fare attenzione a non cadere nelle trappole del malumore condiviso, rivissuto. In quei casi il volto si faceva più cupo, le labbra si serravano e gli occhi si spegnevano ammutoliti. Sintomo inconfondibile di immagini tristi, di un passato sfuggito di mano. Di un suono affievolito. Un nodo alla base della gola che non aveva la minima intenzione di lasciar scappare fili di voce dalla sua stretta.
Non avrebbe mai voluto dover soffocare le lacrime ardenti nel cuscino. Per evitarlo sceglieva melodie più raffinate e gusti e odori più deliziosi. In quei casi scriveva su fogli astrali in caratteri perfetti, barocchi. Lì, ripensava a ciò che era stato in principio, ai momenti più belli. Tentava di riassaporarli, esplorandoli con tutti i sensi. Era soave.
Lo ricordo bene, era la prima prova della maturità. Un’uniforme incredibilmente comoda, un respiro inconfondibilmente profondo. Processi sinottici plurimi simultanei brindavano a pieni calici il trionfo dell’assuefacente sul seducente. Era il medesimo. Forse è questo il motivo per cui scelgono certe tracce.
Ne parlavo oggi con Claudia, di come la sua situazione sentimentale fosse pallida e convulsa. Eppure lei se la godeva proprio per via della distanza. Brindare in affollate solitarie discoteche con champagne versati da tordi imbecilli il cui unico barlume di futuro è nel penultimo sorso di mojito non bevuto. Quello che si confonde col ghiacciolo sciolto.
E ripensavo al paradosso di godersi una relazione nella sua mancanza, proprio per la sua mancanza. Così sosteneva. La stessa che una sera, davanti ad un calice di vino, rosso, ammetteva le nefandezze spirituali dell’assenza prolungata dell’amore. Impegnato ad aprire negozi in giro per la penisola. In questo ambiente rarefatto appariva incoerente la mia tesi.
Eppure ciò che il dottor Maguire fa notare a Will è proprio la medesima deduzione. Quando le cose si sanno, scrivono, pensano stanno lì, per bene, sulla cornice del mondo. La stessa che va in frantumi quando si vive in quel quadro. Quattordici quindicesimi, lei che il quindici nella sua carriera l’aveva conferito solo alla sua bravissima allieva dieci anni prima. Eppure ricordo a malapena le citazioni.
È questo che fa la vera differenza. Un distacco che non era mai pesato come invece potrebbe, se dovesse. Come quando il povero cuore tondo in fondo al pozzo fece quella promessa con voce sommessa, tutto abbozzato e infreddolito. Una promessa non onorata. Un disonore da pagare a rate, tout court.
Ed Elègeo ha avuto la sua parziale vendetta amareggiante, come sempre. Disperata. E leggera. Leggiadra come il battito d’ali soffocato dal sibilare del vento. Leggera. Leggiadra. A volte mi chiedono perché egli sia così esoterico, elitario, labirintico nella trasposizione verbale dei suoi sentimenti. Perché egli stesso ne teme la profondità maestosa e orribile. Forse un giorno deciderà di riaprire le porte delle sotterranee bandite, ripulire i viadotti dagli ingombri affollanti e inondare di deliziosi profumi ed incantevoli illuminazioni i percorsi sinuosi dei fasti incoscienti.
Nello stesso sciogliersi delle parole sulle guance umide, i sorrisi innocenti dei visi pallidi descrivono lance gotiche d’argento. Affilate. Dalle punte avvelenate dal seme violaceo della miseria, arida. Sono le fontane stesse a temere per il loro incessante zampillio. Purpureo.
Il Dandy in adorazione esteticamente net-futuristica
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Netfuturismo estetico.
Nome: Gianluigi Ballarani
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Quando scopri che il riflesso di un'anima trova piacere nel contemplare se stessa. Quando il buio di un'onda troppo alta sommerge la tua coscienza. Le grida si fanno spazio in questo arido deserto. L'amore per un vano sogno di bello effimero. Che prima o poi verrĂ bucato. Nell'estasi esteta.
SoGnObuCaTo
Nell'aberrante trionfo di Dioniso si alzino i calici all'ineffabile desiderio di Sè.
Perso
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