
Amano definire ed etichettare. Senza pensare. Senza considerare il verbo e la trasposizione. Affondare nel preconfezionato e goderne. Terribile.
Oggi si parla di realtà. La realtà che abbiamo scoperto non esistere se non in una narrativa sconnessa, policentrica e poliedrica. La realtà molteplice, multipla dell’identità. Maestosa.
Le favole esistono se ci si crede.
È la luce soprattutto. La luce della mistificazione dell’immagine reale.
Ricordo che ho pensato spesso a te. Alle ombre dei sentimenti proiettate dalla luce dei tuoi occhi cangianti.
Dalla magia dell’emozione lucente e sofisticata, semplice e arrogante. La delicatezza di una voce sussurrata nel buio acceso solo dalle nostre anime. Calde.
Calde come la neve sotto i nostri passi dondolanti. Lenti, come un respiro. Melodiosi, creano la culla della felicità, dove amiamo ritrovare noi stessi nell'altro. Dove il vuoto non esiste e l'essere si ridimenziona appagato.
Nell'armonia esplosiva del bacio morbido.
E ripensando e rileggendo, si rivive. Riassaporando le immagini in movimento, colorate e ridestate dalle tonalità brillanti e accese, riviviamo un sogno pieno, grondante di delicatezza e sentimento. Il sentimento dell’assurdo che si fa vibrazione e sensazione. La sensazione del groviglio benevolo ed elettrizzante. Il groviglio dell’amore.
È l’amore lo spirito di vita. L’amore che supera l’amore nell’istante. L’amore che deve combattere con l’anima cavalleresca per proteggere un tesoro, prezioso ed eterno.
Che buffo. Sarà l’amore.
Il sogno è credere ed emozionarsi
Senza ascoltare le urla d'invidia di chi non riesce a trovare uno scopo nella vita, di chi vorrebbe affossarti per attenuare la frustrazione dell'impotenza, di chi riesce solo a guardare il lato brutto delle cose, di chi non sa emozionarsi con le parole di uno sconosciuto.
Esistono i codardi e gli invidiosi, i frustrati e gli impotenti, i vigliacchi e i pavidi, i conigli e i vili.
Queste categorie comunicanti, si incontrano nella vita di tutti i giorni come nel web. Ma dietro lo schermo di un computer non li riconosci dagli occhi bassi e dal risentimento del disagio da frustrazione. Non ti accorgi di loro perchè parlando male di te alle spalle o per la loro doppia faccia. E' molto più semplice. Sono quelli che scrivono gli insulti anonimi. I conigli del web.
Se hai un sogno, non ti curare di questi piccoli insignificanti puntini. Perchè neanche la tua pena si meritano.
[Se stai per commentare con parole d'invidia come anonimo, sto parlando di te. Puntino.]
Non era.
Non era d’invidia forse la lacrima della luna quella notte. Era di compassione per un credere sopraffatto e violentato. Era di follia per una notte di miraggio. Era di ringraziamento per la speranza inappagata dell’uomo.
Ricordo, ancora una volta.
Ricordo il bisbiglio di un sospiro ed il candore di un cielo stellato. Ricordo che erano il pilastro dell’intera mia esistenza.
Ogni tanto rileggo ed ammiro parole a cascata che scuotono le rocce della terra. Parole che mi sembra di non poter più interpretare.
L’arte della linea e del silenzio che comunica sentimento. Lettere sterili che si susseguono, innestano vita appassita da rinfrescare.
Il senso radicato nel non senso si fa baluardo di serenità. Si fa complice delle decisioni più impetuose. Mi dicono che sbaglio.
[Il bonsai è morto. È caduto dal balcone e si è frantumato nel suo giaciglio. Un vero peccato.]
Io scrivo. Scrivo per me, non per te, sprovveduto lettore. Scrivo perché occorre mettere ordine ai pensieri, dargli forma incomprensibilmente perfetta. Perfettamente elegante.
Scrivo perché amo. Amo emozioni d’amore che dipingo nelle lettere che disarmano, che scrivo nei quadri che travolgono. Amo emozioni di fremiti vibranti e detestabili. Ne amo il sapore virtuoso ed eccitante che scompiglia la frangia come il soffio del vento. Amo l’immagine dell’emozione, quella carica di passione, amo la voce delle sirene.
Siamo all’ennesima sintesi di una vita ancora da accarezzare.
Allora anche io ho imparato a dire FORSE alla vita. Il forse di un urlo libero.
Credo che nella vita si debba leggere. Credo che si debba leggere anche qualora il significato sembri incomprensibile. È una sorta di concessione che fa l’autore al fruitore. Una sorta di coinvolgimento in cui si da piena liberà di interpretazione. Ed è questo che accade.
Suscitando emozioni. Le mie però. Forse accade qualcosa.
Bisogna anche scrivere. Scrivere per ricordare. Scrivere per fotografare sentimenti.
L’ineleganza vomitata dalla turbina del malessere è stata annientata nella medesima decisione. L’arancio e il verde si interrogano sulla loro permanenza. Elègeo urla sgraziatamente dalla sua cella di essere trattato come gli spetta. Come gli spetterebbe.
La sua è una voce profonda soffocata da pareti dorate ovattanti. Eppure rimbomba assordante e vorticosa. Vuole il suo trionfo, come è stato, come sarà. Vuole un futuro di cieli viola e nuvole rosa. Vuole l’emozione dell’amore delicato e vacuo, del delfino che salta dal mare per prendere aria.
Vuole l’amore del respiro di vita. Urla perché vuole che io lo senta. Vuole. Vuole gustare nuovamente la dolcezza della melagrana rossa. Corposa, da sgranocchiare.
Amante dei calici e delle disfatte la rosa appassita è rimasta nel profondo del cuore, in un’emozione d’amore. Impressa e pronta ad ogni richiamo. Non era forse. Non era ma è stato.
Che importa? Un astro luminoso ha bruciato la rosa immortale. Possibile? [nò]
Elègeo avrà il suo trionfo.