Alcune parole appaiono banali, dentro alcune frasi. Le persone pronunciano pensieri confusi amalgamati a emozioni violacee e sensazioni opache. Profumate dei balsami soffici e inebrianti, come candele colorate accese.
A volte gradirei che le ruote girassero diversamente. Che il tessuto, delicato e prezioso, venisse filato seguendo un disegno nitido della mente.
Senza sorpresa il mondo sarebbe terribilmente noioso. La potremmo chiamare la consapevolezza della pagina seguente. Quando il futuro è già scritto, c’è uno scrittore. E, molto probabilmente, anche qualche curioso lettore. In un mondo in cui si possiede l’illusione genuina e perversa della libera e piena facoltà di scrittura, questi lettori e scrittori apparirebbero come oracoli maestosi, dai divini poteri chiaroveggenti.
È esagerato il numero di esseri umani che anela tali facoltà superbe e intellegibili. Un’esagerazione smisurata.
Questo è il dilemma del sorriso degli dei. Il sorriso dell’Ora. L’uomo trascorre gran parte della propria vita nello ieri e nel domani, dimenticandosi dell’Ora. Ricordando e fantasticando.
Le emozioni sono create dall’oblio. Vivere una pagina già scritta e già letta può svegliare qualche fasulla sensazione di appagamento o di lieve terrore da predestinazione. Ma vivere una pagina ancora da scrivere, scrivendola, crea ed esplode le sensazioni e le emozioni più profonde e disparate. Le emozione dai colori brillanti e dalle fragranze appaganti. Le emozioni autentiche.
Il susseguirsi della vita senza la sua previa conoscenza è il dono più prezioso di cui disponiamo.
Come dimostrare l’onestà della parola è stata da sempre una delle preoccupazioni più importanti dell’essere umano.
Ciò che non capisco è la resa. Quando migliaia di ore, di disfatte, di aggiustamenti di tiro non sono bastati alla perdita della speranza. Ma non per tutti è così. C’è chi per un soffio si perde d’animo. Per un’incomprensione, per un cambiamento da creare. Ma lo sapevamo già.
Ora posso capire il sentimento del rimpianto. Quando l’incubo diventa realtà. E viceversa. Quando, soprattutto, c’è chi agisce alle spalle pensando di farti un piacere. Pensando di salvarti la vita. Invece, te la annega.
Forse questo è uno dei paradossi della comunicazione. Che grande beffa. Per sette minuti di sfogo, ci si sente il diritto di scrutare e lasciarti affondare. Senza permesso.
Mettendoti in faccia verità camaleontiche, opache. Legna secca per il fuoco che divora l’anima.
E il paradosso si completa nella verità non ascoltata. Peggio. Nella verità non creduta.
Elégeo si era dimenticato cosa significasse non riuscire a dormire, divorato da immagini e pensieri. Immagini statiche, dinamiche, sovrapposte. Voci, suoni, canzoni, emozioni e sensazioni. Quando sei sdraiato e guardi il soffitto capita che, come uno zampillo di luce, ti si fiondi davanti agli occhi uno spicchio di ricordo dimenticato. Un’immagine dolce e assuefacente. Delicata. Accompagnata da una voce leggiadra e melodiosa.
Alcune parole perdono il loro significato. Esistono istanti in cui la mente si svuota completamente. E tu sei lì, solo.
Poi invece ripensi al giorno prima in cui tue parole simili erano prese per blasfemia! "Come fai a dire certe cose, la promessa era eterna! Io ci credo!"
Ma la verità è che la scelta autentica è sempre la più difficile da compiere. E i paladini della felicità non lasciano campo facilmente all’angoscia.
Forse Elégeo ancora sogna. Lui è un Principe.
È incredibilmente bello svegliarsi vicino a te.
Dolce tra tuoi capelli. Biondi.
[Aveva ragione, il regalo più bello sarebbe stare insieme]