
Ti sarai accorto che nella vita a volte accade che non importa tutto ciò che hai intorno, importa il sogno e il sentimento. Spesso, il sentimento del ricordo rivissuto.
La maggior parte delle conversazioni che si hanno durante una giornata, sono ad un livello superficiale. Quello in cui “come stai? Quanto tempo che non ci vediamo”, raccoglie la risposta leggera e impotente.
Altre volte invece, molto di rado in verità, succede che si accede ad un livello conversazionale profondo. Un livello in cui si condivide molto più della parola in sè. Si condivide il sentimento e l’emozione. Questo tipo di conversazione, non è in genere solo verbale. Non è una chiacchierata di parole. Anzi e soprattutto si parla con emozioni. Si parla con il corpo e con il respiro, con il tono della voce e la musicalità della parola.
Ti ricorda niente?
Scrivere per ricordare è diverso da scrivere per non dimenticare.
Anche questa sera avverto la necessità di scrivere. E parlerò di qualcosa di nuovo in termini nuovi. Credo che la mia scrittura nasca dalla necessità di condividere, ma non troppo. Mi spiego. Se per caso hai letto qualche post oltre questo, hai anche notato che talvolta (per non dire spesso –per non dire sempre-), la mia scrittura risulta incomprensibile. Sia per un uso lessicale balordo e logicamente sconnesso, sia e soprattutto per tutta una rete di presupposti e relazioni nascoste (ma nascoste bene) che rendono la comprensione vaga e confusa. Regalo recipienti da riempire.
A dirla tutta l’iride si ferma poco prima di essere trapassato.
A dirla tutta c’è l’esigenza di scrivere e condividere, ma di farlo parzialmente. In modo incomprensibile. Uno scrivere per sedurre me stesso infinito perennemente ammaliato dai miei pensieri stupidi e belli, dai miei sogni, bucati.
Tutto qui, in un blog che non è mai blog 2,0 ma è sempre più strumento di espansione di sé. E questa funzione che permette lievi trans ipnotiche a chi scrive e, di conseguenza, a chi legge, è tutto ciò che cerco. Beh, non proprio tutto.
Non si può certo credere che io scriva tanto e divaghi esplicitamente solo per poter condividere il pensiero pulsante con i più stoici. La necessità questa volta è nata insieme alla necessità di parlare chiaramente almeno per questa notte, ma me ne sono accorto prima. La necessità di trovare nella scrittura e nella lettura mia e di altri (e con altri parlo di te) una risposta, un ordine ai miei pensieri, alle mie ipotesi infinite sconfinate libere e opprimenti. Nella speranza che la speranza sia inutile. Nella convinzione che la convinzione sia fondamentale. Posso dire, ancora una volta, di credere. Credere che un ordine nel caos si creerà. Attento. Credere che forse si ama ciò che si perde. Ma non è sempre così. Allora cos’è, il credere di perdere una cosa importante la fa diventare tale? O forse succede altro. Succede che certe cose non si dimenticano. Soprattutto mentre si legge, ci si accorge che le parole non sono solo pixel di uno schermo, che intorno a noi c’è una certa temperatura che ci può far sentire più o meno bene. Succede che le parole diventano veicolo di emozioni profonde e coinvolgenti, sensuali e seducenti, profonde e melodiche come un sussurro all’orecchio. Succede che i ricordi sbandano e le sensazioni si ingigantiscono. Succede che quando pensavi non ti sarebbe mai successo, accade. Succede che non capisci bene perché. Succede che un motivo lo trovi e che il più delle volte te la racconti. Succede che il motivo giusto è nelle nostre parole, il motivo vero è nel nostro cuore. Il motivo vero succede spesso che sia la paura. La paura per qualcosa che potrebbe accadere. Facciamo scelte per assecondare la nostra fantasia opalina. Succede in questi casi che la scelta più importante e vera della nostra vita non la faremo mai, troppo presi ad inseguire l’illusione di un sogno di promesse di futuro. Talmente presi dalla fantasia del futuro da dimenticare il qui e ora con me. O con te.
Troppo presi dal guardare le cose negative dal non accorgerci del bello, del profumato, del fresco, del colorato che abbiamo davanti agli occhi, sotto il naso. Sono queste le cose che più ti fanno pensare. Le hai lì a portata di mano, che basta veramente muovere la punta delle dita per afferrarle strette. Strette. Strette. Strette A te. E ne avvertiamo la presenza. Momenti stupidi, in cui il calore della vicinanza ci lascia cadere nel sogno dell’ombra dell’eterno. Del per sempre felici e contenti. Della favoletta per bambini e per ingenui romantici d’altri tempi. Ciò a cui ci piace credere esiste veramente. Almeno nel momento in cui iniziamo a crederci.
Volevo raccontarti una storia. Una storia che parla di un principe. Tanto tempo fa, un principe straniero finisce in un reame molto lontano.