Ho provato che si può entrare in simbiosi con il mondo, quando la pioggia diventi tu e dentro senti l’universo. Quando sei solo, veramente. Sei distante da quello che chiami abitudine e consuetudine. Distante. Veramente.
Quando mari laghi e terre sconfinate ti separano dall’ovvio del giorno aspettato nella tua dimora e sai che per vivere non ti basta introspezionarti mentalmente. Perché i pensieri sono più veloci che mai se non li blocchi su un foglio di carta, su un registratore vocale digitale.
Questo forse l’ho imparato. A volte si gela l’emozione nell’istante in una foto sfocata che ti rappresenta. Perché ogni singolo pixel è vertigine e sentimento di un’esaltazione brillante a tratti opaca. Necessaria trasposizione della goccia che mi appartiene nel guscio di noce che contiene le mie galassie infinite.
Nella periferia del mio intestino c’è un verme solitario che divora le emozioni come fossero spuntini. Crede di essere l’unico abitante dell’universo. Proprio come noi.
Eppure è lì, dentro, ed io lo so. Nel nascere dell’emozione più esplosiva si attiva e non la lascia perpetuare. Questo è forse il motivo che riduce le emozioni ad una durata terrena e non da loro modo di espandere fino a più infinito.
Oggi sono la goccia la striscia di luce il vetro ed il Big Ben.
Mi hanno detto che sono più alto quando sto dritto.

Chiudere le palpebre e lasciare la vista agli occhi della mente. Dalla traccia della vissuta contemporaneità ad un percorso fluido e spontaneo di immagini sensoriali a macchia.
La necessità del sogno lucido lascia spazio ai nessi inconsci della mente repressi dal Tiranno Controllore. Ne sento la viva necessità.
Seduto. Erba verde asciutta e morbida in semicollina. Fitta come un campo da calcio ma non abbastanza da nascondere il marrone scuro della terra morbida ben nutrita d’acqua. Le mani si appoggiano e sprofondano poco al contatto con l’impasto molle e delicato. I fili verdi accarezzano la pelle insieme al vento rinfrescante.
Steso a testa in giù nella semicollina guardo il sole accecante, palla infuocata con un sorriso bislacco e baffi neri affusolati. È caldo ma non si suda per via dell’aria. Fresca.
Un’ombra oscura, per un solo istante, il sole passando da una parte all’altra della luce. Un animale volante simile ad una mucca maculata a chiazze irregolari nere e bianche. Due Ali d’acquila enormi distese scuotono l’aria a possenti battiti costanti.
Cavalco la Mucca volante a chiazze irregolari seduto comodo accarezzo il suo pelo corto liscio.
Il cielo si infiamma di lingue rosseggianti. Sguaino il mio spadone lucente che mi accorgo di avere allacciato dietro la schiena. Lo impugno a due mani.
Il cielo Rosso diventa terreno di battaglia tra nuvole incandescenti e fiamme voraci, demoni periscono sotto la mia Lama tagliente.
Ora. Nell’orizzonte scarlatto appare un vulcano in eruzione esplosiva di zampilli e magma incontrollato. La bocca si fa incubatrice vorace del Demone dagli occhi brillanti neroaccesso. Il più maestoso di tutti. Quegli occhi mi fanno paura. E nella paura la spada trova nuova forza cangiante nel colore e nella potenza d’impatto.
Da nerobruciato si fa argentopaco e oroinfiammato.
Le Lingue di fuoco sputate dal demone dagli occhi brillanti neroacceso vengono assorbite dalla spada micalizzata che le rende docili come fanciulli nel sonno davanti al caminetto la sera d’inverno. Non sento più il calore del fuoco fuori. Lo sento dentro che brucia.
Un solo affondo e le fiamme sono nella sua carne trafitta dalla lama affilata. Gira come un arrosto. La lama nella carne calda.
Il demone si disintegra vaporizzato.
A terra solo un cuore.
Dentro tanti volti, tanti occhi adoranti.
Nel soffio leggero di un vento audace sulla pelle del mio lago accarezzo la tua mancanza delicata ad onde increspate nel mio cuore umido di te.
Aspettando invano il tuo arrivo scruto ombre e marciapiedi zuppi dal vetro a gocce di finestre smerigliate.