pubblicato venerdì, 18 aprile 2008, 16:18

Disincanto e portamento. Magnifiche e reverenziali luci soffuse presentano alla platea l'elegante poeta.

Turbini disordinati abbagliano gli spettatori impertinenti che sembrano, loro, recitare un copione. Tutti il medesimo scontato celebrativo atteggiamento gratificante.

Al diavolo conformi modalità di plauso. Al diavolo devoti sorrisi assuefatti.

L'esplosione virulenta dell'animo grottesco innalzato e raffinato da spezie candite, cerulea testimonianza di fervida immaginazione, incide graffi profondi sulle anime più monotòne.

Impressioni stupefatte si fanno pallidi visi policromatici, tinti degli azzurri più variegati del cielo, dei rossi bollori di lave incandescenti, dei gialli accecanti di pianeti infuocati, di violacei germogli di petali perduti.

Loro sono queste sfumature. Loro arpeggiano questi sentimenti. Vaghi. Più di maghi ciarlatani insolenti conoscitori di aruspiche discipline.

Loro. Disincanto e portamento. Venerazione. Assuefatta sottomissione dell'intelletto umano.

Loro. Si chiedono perchè non leggono.

Loro. Si chiedono perchè non possiedono.

Loro. Si chiedono perchè non valgono.

Leggete possedete e valete perchè questa è la risposta. Perchè le risposte senza senso sono degne servitrici di domande stupide.

 

pubblicato martedì, 15 aprile 2008, 18:03

Non era.
Non era d’invidia forse la lacrima della luna quella notte. Era di compassione per un credere sopraffatto e violentato. Era di follia per una notte di miraggio. Era di ringraziamento per la speranza inappagata dell’uomo.

Ricordo, ancora una volta.

Ricordo il bisbiglio di un sospiro ed il candore di un cielo stellato. Ricordo che erano il pilastro dell’intera mia esistenza.

Ogni tanto rileggo ed ammiro parole a cascata che scuotono le rocce della terra. Parole che mi sembra di non poter più interpretare.

L’arte della linea e del silenzio che comunica sentimento. Lettere sterili che si susseguono, innestano vita appassita da rinfrescare. 

Il senso radicato nel non senso si fa baluardo di serenità. Si fa complice delle decisioni più impetuose. Mi dicono che sbaglio.

[Il bonsai è morto. È caduto dal balcone e si è frantumato nel suo giaciglio. Un vero peccato.]

Io scrivo. Scrivo per me, non per te, sprovveduto lettore. Scrivo perché occorre mettere ordine ai pensieri, dargli forma incomprensibilmente perfetta. Perfettamente elegante.

Scrivo perché amo. Amo emozioni d’amore che dipingo nelle lettere che disarmano, che scrivo nei quadri che travolgono. Amo emozioni di fremiti vibranti e detestabili. Ne amo il sapore virtuoso ed eccitante che scompiglia la frangia come il soffio del vento. Amo l’immagine dell’emozione, quella carica di passione, amo la voce delle sirene.

Siamo all’ennesima sintesi di una vita ancora da accarezzare.

Allora anche io ho imparato a dire FORSE alla vita. Il forse di un urlo libero.

Credo che nella vita si debba leggere. Credo che si debba leggere anche qualora il significato sembri incomprensibile. È una sorta di concessione che fa l’autore al fruitore. Una sorta di coinvolgimento in cui si da piena liberà di interpretazione. Ed è questo che accade.

Suscitando emozioni. Le mie però. Forse accade qualcosa.

Bisogna anche scrivere. Scrivere per ricordare. Scrivere per fotografare sentimenti.

L’ineleganza vomitata dalla turbina del malessere è stata annientata nella medesima decisione. L’arancio e il verde si interrogano sulla loro permanenza. Elègeo urla sgraziatamente dalla sua cella di essere trattato come gli spetta. Come gli spetterebbe.

La sua è una voce profonda soffocata da pareti dorate ovattanti. Eppure rimbomba assordante e vorticosa. Vuole il suo trionfo, come è stato, come sarà. Vuole un futuro di cieli viola e nuvole rosa. Vuole l’emozione dell’amore delicato e vacuo, del delfino che salta dal mare per prendere aria.

Vuole l’amore del respiro di vita. Urla perché vuole che io lo senta. Vuole. Vuole gustare nuovamente la dolcezza della melagrana rossa. Corposa, da sgranocchiare.

Amante dei calici e delle disfatte la rosa appassita è rimasta nel profondo del cuore, in un’emozione d’amore. Impressa e pronta ad ogni richiamo. Non era forse. Non era ma è stato.

Che importa? Un astro luminoso ha bruciato la rosa immortale. Possibile? [nò]

Elègeo avrà il suo trionfo.

SognoBucato da ìlDèndi · commenti (1)
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SoGnObuCaTo
Nell'aberrante trionfo di Dioniso si alzino i calici all'ineffabile desiderio di Sè.



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