Succede che a volte deve succedere. Quando puoi fissare il tappo rosso di una bottiglia di una plastica zigrinata. Con in testa un cappello bianco dal nastro viola. La notte delle stelle riflette il giallo lampeggiante di una lampadina vecchio stile. Come quando, nel ritmo cinguettato puoi trovare te stesso e accarezzarti, baciare la tua anima medesima. Ripensando al bello che si annida nei tuoi ricordi, quel bello che desidera solo riprender vita nutrito dalle galassie profonde della mente. Vorrei quel che posso. In realtà.
Immagino un paesaggio meraviglioso e maestoso e, mentre lo scrivo, mi chiedo la differenza tra il maestoso e il meraviglioso. La trovo. Nella meraviglia troviamo lo stupore fecondo, fiabesco e fantastico. Nella maestosità troviamo il sentimento straripante di potenza e regalità, come l’intelletto che si fa genio nelle sue più alte manifestazioni.
Ho sempre creduto che troppa razionalità desse origine a sfoghi incustodibili di demenza. Ricordo quelli di Gigio. E rifletto su come la mente associa parole con parole e ad esse lega idee e concetti, ricordi e intenzioni, desideri ed emozioni. Come una ragnatela infinita intessuta dei colori dalle gradazioni più brillanti e molesti. Come un uragano, e non puoi capire di cosa sto parlando, che ti interrompe nel respiro più bello di quel profumo. Denso e intenso.
La vita è piena di queste interruzioni assurde, inutili, moleste. Quelle che ti lasciano il nodo alla gola e le scarpe slacciate. Hai presente quando una frase ti suona male? Che fai? Hai il coraggio di cancellarla per perfezionare ulteriormente la tua composizione?
Ci vuole coraggio nella vita. Il coraggio della scelta autentica, della maschera d’oro e, soprattutto, il coraggio dell’azione. Scrivere mi piace. Scrivere per me. Alle persone piace condividere ed emozionarsi. Un’emozione intensa. Vellutata e soffice ma argentata e coraggiosa. Energica. E dolce. Dolce. Dolcissima. Come le tue labbra. E l’uragano si è già dimenticato.
A volte ci stupiamo di come le emozioni si susseguono e di come certe sensazioni rimangono così impresse nel profondo. Se ripenso al bacio più bello e dolce ho una scena nitida, a colori melodici. Proprio davanti a me. E non importa se oggi ho risolto sette volte il cubo di rubik. Credo sia un numero casuale.
Forse il destino esiste.
O forse no.
Perché voglio credere nell’Homo Faber. Perché a volte capita che si debba lottare tanto per qualcosa in cui si crede veramente.
Hanno respirato tra queste dita centinaia di anime. Letto.
Riletto.
Hanno ascoltato le melodie ipnotiche delle sirene.
Hanno assaporato la loro dolcezza infinita. Fino in fondo.
La musica ha accompagnato e rimescolato tutte le tonalità di emozione. Le parole si sono intrecciate annodate confuse. Hanno brillato la luce pura delle stelle. Sono esplose con esse. Si sono ricongiunte susseguite rincorse.
È stato il sogno dell’amore esploso in zampilli infuocati.
Come le farfalle. Che a seguirle si perdono gli occhi.
Succede talvolta che leggiamo alcune parole, scritte, in un certo momento della giornata che ci lasciano una certa sensazione dentro. Queste parole, come fosse un incantesimo, riescono a farci ripensare a tutti i momenti più belli che abbiamo vissuto con certe persone. Quelle che amiamo. Di quell’amore che è sempre vivo dentro di noi. Adesso, per me possiamo ascoltarle e pronunciarle. Come se fossero scritte appositamente per noi. Ora. Quell’amore senza tempo. L’amore delle emozioni forti profonde infinite. L’amore di bellezza e sentimento. Per me, è l’amore del sogno senza risveglio. Adesso, possiamo accorgerci di come sia la confusione a guidare le nostre idee. Di come le sensazioni si fanno intense. Di come l’amore si accende e si infiamma. Ora, per me l'amore come le farfalle. Questa è la vita.
Ti sarai accorto che nella vita a volte accade che non importa tutto ciò che hai intorno, importa il sogno e il sentimento. Spesso, il sentimento del ricordo rivissuto.
La maggior parte delle conversazioni che si hanno durante una giornata, sono ad un livello superficiale. Quello in cui “come stai? Quanto tempo che non ci vediamo”, raccoglie la risposta leggera e impotente.
Altre volte invece, molto di rado in verità, succede che si accede ad un livello conversazionale profondo. Un livello in cui si condivide molto più della parola in sè. Si condivide il sentimento e l’emozione. Questo tipo di conversazione, non è in genere solo verbale. Non è una chiacchierata di parole. Anzi e soprattutto si parla con emozioni. Si parla con il corpo e con il respiro, con il tono della voce e la musicalità della parola.
Ti ricorda niente?
Scrivere per ricordare è diverso da scrivere per non dimenticare.
Anche questa sera avverto la necessità di scrivere. E parlerò di qualcosa di nuovo in termini nuovi. Credo che la mia scrittura nasca dalla necessità di condividere, ma non troppo. Mi spiego. Se per caso hai letto qualche post oltre questo, hai anche notato che talvolta (per non dire spesso –per non dire sempre-), la mia scrittura risulta incomprensibile. Sia per un uso lessicale balordo e logicamente sconnesso, sia e soprattutto per tutta una rete di presupposti e relazioni nascoste (ma nascoste bene) che rendono la comprensione vaga e confusa. Regalo recipienti da riempire.
A dirla tutta l’iride si ferma poco prima di essere trapassato.
A dirla tutta c’è l’esigenza di scrivere e condividere, ma di farlo parzialmente. In modo incomprensibile. Uno scrivere per sedurre me stesso infinito perennemente ammaliato dai miei pensieri stupidi e belli, dai miei sogni, bucati.
Tutto qui, in un blog che non è mai blog 2,0 ma è sempre più strumento di espansione di sé. E questa funzione che permette lievi trans ipnotiche a chi scrive e, di conseguenza, a chi legge, è tutto ciò che cerco. Beh, non proprio tutto.
Non si può certo credere che io scriva tanto e divaghi esplicitamente solo per poter condividere il pensiero pulsante con i più stoici. La necessità questa volta è nata insieme alla necessità di parlare chiaramente almeno per questa notte, ma me ne sono accorto prima. La necessità di trovare nella scrittura e nella lettura mia e di altri(e con altri parlo di te) una risposta, un ordine ai miei pensieri, alle mie ipotesi infinite sconfinate libere e opprimenti. Nella speranza che la speranza sia inutile. Nella convinzione che la convinzione sia fondamentale. Posso dire, ancora una volta, di credere. Credere che un ordine nel caos si creerà. Attento. Credere che forse si ama ciò che si perde. Ma non è sempre così. Allora cos’è, il credere di perdere una cosa importante la fa diventare tale? O forse succede altro. Succede che certe cose non si dimenticano. Soprattutto mentre si legge, ci si accorge che le parole non sono solo pixel di uno schermo, che intorno a noi c’è una certa temperatura che ci può far sentire più o meno bene. Succede che le parole diventano veicolo di emozioni profonde e coinvolgenti, sensuali e seducenti, profonde e melodiche come un sussurro all’orecchio. Succede che i ricordi sbandano e le sensazioni si ingigantiscono. Succede che quando pensavi non ti sarebbe mai successo, accade. Succede che non capisci bene perché. Succede che un motivo lo trovi e che il più delle volte te la racconti. Succede che il motivo giusto è nelle nostre parole, il motivo vero è nel nostro cuore. Il motivo vero succede spesso che sia la paura. La paura per qualcosa che potrebbe accadere. Facciamo scelte per assecondare la nostra fantasia opalina. Succede in questi casi che la scelta più importante e vera della nostra vita non la faremo mai, troppo presi ad inseguire l’illusione di un sogno di promesse di futuro. Talmente presi dalla fantasia del futuro da dimenticare il qui e ora con me. O con te.
Troppo presi dal guardare le cose negative dal non accorgerci del bello, del profumato, del fresco, del colorato che abbiamo davanti agli occhi, sotto il naso. Sono queste le cose che più ti fanno pensare. Le hai lì a portata di mano, che basta veramente muovere la punta delle dita per afferrarle strette. Strette. Strette. Strette A te. E ne avvertiamo la presenza. Momenti stupidi, in cui il calore della vicinanza ci lascia cadere nel sogno dell’ombra dell’eterno. Del per sempre felici e contenti. Della favoletta per bambini e per ingenui romantici d’altri tempi. Ciò a cui ci piace credere esiste veramente. Almeno nel momento in cui iniziamo a crederci.
Volevo raccontarti una storia. Una storia che parla di un principe. Tanto tempo fa, un principe straniero finisce in un reame molto lontano.
Ho smesso di chiedermi chi esprime pensieri anonimi sulle mie parole. Non conta più. Non ne sarei in grado. Non sarei in grado di lasciar cadere delle lettere in ordine, comunicare un messaggio fosse anche un suono, una sensazione, l’eco di un’emozione, senza il gusto paternale della sovranità demiurgica.
No, non ne sarei in grado.
Come se il dibattito non avvenisse tra individualità distinte. Quasi entità rarefatte, lettori ossuti non appartengono a queste dinamiche . Fantasmi soffiati di sensibilità e sentimento. Fantasmi che temono d'esser scorti.
Gli chiesero di parlare, quella sera. Di parlare dell’idea e del ricordo. L’idea lo rendeva frizzante. Il ricordo meno. Era inondato da immagini, come spesso accade. Immagini impreziosite di musiche melodiche e colori sfocati. In movimento. Un movimento aciclico, imperfetto.
Nel ricordo poteva chiaramente distinguere il lucente dall’opaco, il suono alto dal basso, la sensazione alla gola da quella allo stomaco. L’insieme di percezioni si faceva tanto più vero quanto più egli si concentrava nel definire il dettaglio e il particolare.
Lasciar fluttuare la mente nei cunicoli della logica ripercorsa, nei sentieri battuti, nei mari esplorati, era dolcemente seducente. Doveva certo fare attenzione a non cadere nelle trappole del malumore condiviso, rivissuto. In quei casi il volto si faceva più cupo, le labbra si serravano e gli occhi si spegnevano ammutoliti. Sintomo inconfondibile di immagini tristi, di un passato sfuggito di mano. Di un suono affievolito. Un nodo alla base della gola che non aveva la minima intenzione di lasciar scappare fili di voce dalla sua stretta.
Non avrebbe mai voluto dover soffocare le lacrime ardenti nel cuscino. Per evitarlo sceglieva melodie più raffinate e gusti e odori più deliziosi. In quei casi scriveva su fogli astrali in caratteri perfetti, barocchi. Lì, ripensava a ciò che era stato in principio, ai momenti più belli. Tentava di riassaporarli, esplorandoli con tutti i sensi. Era soave.
Il Dandy in adorazione esteticamente net-futuristica
Idee, parole, poesia e arte di un Dandy net-futurista amante dell'estetismo rivitalizzato.
Netfuturismo estetico.
Nome: Gianluigi Ballarani
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Quando scopri che il riflesso di un'anima trova piacere nel contemplare se stessa. Quando il buio di un'onda troppo alta sommerge la tua coscienza. Le grida si fanno spazio in questo arido deserto. L'amore per un vano sogno di bello effimero. Che prima o poi verrĂ bucato. Nell'estasi esteta.
SoGnObuCaTo
Nell'aberrante trionfo di Dioniso si alzino i calici all'ineffabile desiderio di Sè.
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di uno sguardo
smarrito.
Inutile
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